D-Il 2020 è cominciato con una serie di impegni non solo teatrali: quali?

R-Negli ultimi anni ho avuto la possibilità di lavorare in diversi ambiti.

Il teatro, inannzitutto: produzioni, regie, messinscene, formazione, docenze e anche progetti speciali, come quello ultimato recentemente presso il carcere di Poggioreale.

Ma c’è anche il cinema e il 2020 è cominciato con due progetti che vengono da lontano ma che proprio nel 2020 hanno trovato la loro concretizzazione.

Il primo è ‘The Flying Hands’, cortometraggio di animazione (sì, un cartone animato) senza dialoghi, quindi fruibile ovunque, da me sceneggiato e diretto, frutto di una collaborazione internazionale, a cominciare dalla disegnatrice, un’iraniana pluripremiata e regista a sua volta. Poi, colonna sonora di una musicista italiana trapiantata a Londra da un quindicennio e collaboratori artistici e tecnici sparsi in tutta Italia.

Si tratta di un piccolo lavoro a cui tengo molto perché la storia è diversa, per contenuto e stile, da tutto ciò che ho fatto finora e racconta di una storia d’amore parentale che travalica tempo e spazio grazie alla passione per la musica e il pianoforte.

I due personaggi principali sono realmente ispirati a mio padre (che, pur non avendo mai fatto il musicista, era un virtuoso dotato del cosiddetto ‘orecchio assoluto’) e mio nipote che sin da piccolo era affascinato dal pianoforte e dal modo di suonare del nonno.

L’altro progetto cinematografico è il mio primo lungometraggio, un documentario intitolato ‘La Conversione’, nel quale metto in parallelo le vere vicende di due persone molto particolari: la prima ‘gola profonda’ del sistema bancario italiano, Vincenzo Imperatore, che con i suoi libri sta svelando il macrocosmo delle nefandezze delle banche negli ultimi 20 anni, e Peppe De Vincentis, oggi attore e autore teatrale, ma in passato per quasi 30 anni rapinatore e carcerato.

 

D-L’arrivo del coronavirus ha bloccato tutta la sua attività?

R- Il film avrebbe dovuto essere pronto in questo periodo ma chiaramente la quarantena ha rallentato, anche se non fermato del tutto, il nostro lavoro.

Puntiamo comunque a portarlo a termine in tempo per le selezioni del Festival di Venezia.

In quanto all’attività teatrale, lo stop è stato totale.

Avevamo un debutto per la metà di Aprile, con un progetto ambizioso e affascinante, una nostra riscrittura scenica di ‘Amleto’ con tre soli attori, tra cui una francese.

Così come diverse repliche di altri due progetti a cui tengo particolarmente: ‘Io So e Ho Le Prove’, del quale sono anche interprete in scena oltre che autore e regista, liberamente tratto proprio da uno dei libri sulle banche di Imperatore, e poi ‘Il Bambino con la Bicicletta Rossa’, liberamente ispirato al ‘caso Lavorini’ (primo caso di rapimento ed uccisione di un minore in Italia, avvenuto nel 1969), scritto per il 70% in versi con nove personaggi tutti affidati ad un unico, bravissimo, attore, Antimo Casertano, per la mia regia, col quale siamo in semifinale al più importante dei concorsi teatrali italiani di teatro contemoraneo, In-Box..

Ovviamente, mi auguro che repliche e debutto possano essere recuperati.

Quello che risulterà più difficile recuperare saranno le lezioni e le varie docenze che avevo in corso.

 

D-Quali sono i danni maggiori per il mondo del teatro?

R-I danni sono stati enormi, così come per tutti i settori.

Quello che veramente è difficile prevedere è come sarà il ritorno alla vita normale, o meglio quando ci sarà la possibilità di tornare ad una vita di relazione normale.

Il teatro è un mondo di prossimità fisica per definizione, sia in scena (o sul set, se parliamo di cinema), sia durante le prove che anche in platea, quando persone sconosciute tra loro si siedono vicine e… olè, si spengono le luci e si prova a far nascere una magia della quale sono tutti partecipi, attori e spettatori.

Non so, staremo a vedere.

Di una sola cosa sono certo, però: il teatro è sopravvissuto a secoli di incidenti di percorso.

Lo stesso Shakespeare ha vissuto una, se non due chiusure di teatri per motivi legati ad epidemie violentissime, dedicandosi alla scrittura di capolavori, come ‘Macbeth’ o ‘Re Lear’.

Dopodiché, il teatro è ripartito, ha ricostruito sulle sue ceneri.

Così sarà anche questa volta perché il teatro, così misconosiuto e troppo spesso bistrattato oggi, è un’invenzione, una conquista, troppo importante per l’uomo, ci appartiene ormai fin nelle fibre più profonde, anche se in troppi non lo sanno.

 

D-Come passa le giornate in quarantena?

R-La mia reazione alla quarantena è stata: lavoro, lavoro, lavoro.

Nelle ultime settimane, oltre che al film (perché a distanza lo si può fare, dato che siamo in fase di post-produzione), ho messo o rimesso mano ad altri progetti di scrittura o di sviluppo di idee tenute magari a bagnomaria perché troppo impegnato.

Sto provando a non fermarmi e spesso le giornate sembrano anche più corte di prima.

 

D-Quale sarà la prima cosa che farà appena tutto questo sarà finito?

R-Portare a termine il film, in primis.

Poi, riprendere le prove e cercare di recuperare lezioni con i miei allievi attori.

Ma soprattutto ricominciare ad avere una vita di relazione con le persone care, con gli amici, con i colleghi, con la gente.

Anche se, mi sa, tutto questo potrà avvenire in questi termin solo tra un bel po’ di mesi perché dobbiamo stare tutti quanti molto attenti a non commettere l’errore di rilasssarci pensando che il pericolo sia passato.

Bisogna andare cauti perché una cosiddetta ondata di ritorno dell’epidemia potrebbe essere terribile.

 

D-Progetti in cantiere?

R-A parte il debutto rinviato di ‘Amleto’, i progetti in cantiere sono diversi.

Un lavoro teatrale sul Purgatorio di Dante, il montaggio del docufilm/diario di bordo del laboratorio tenuto con i detenuti del carcere di Poggioreale (‘Art. 27, comma 3’), poi la sceneggiatura di un nuovo lavoro in animazione e per finire le nuove edizioni di Teatro Deconfiscato, rassegna teatrale da me ideata e diretta (che avrebbe dovuto tenersi al Castello Mediceo di Ottaviano a fine Giugno e che ora verrà rinviata anche se siamo certi che questa quarta edizione si riuscirà a fare) e, a Luglio (se sarà possibile), la nona edizione di Teatro alla Deriva, l’altra rassegna di cui firmo la direzione artistica.

 

 

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