Ven. Lug 17th, 2026

“La linea dei passi” di Enzo Rega: una breve nota di lettura.

I racconti di Enzo sono “spazi di vita” intessuti di poesia e ricordi che vivono di memoria e introspezione, luoghi vissuti e trasformati in lapilli, flashbacks che riavvolgono i nastri del pensiero fissando personaggi, narrazioni minime, nel grande circolo della vicenda umana che si fa storia. Il tempo presente diventa segno di ciò che è stato lasciando alla immaginazione un lavorìo tenace di recupero di frammenti che riemergono illuminando gli scritti senza soluzioni di continuità così da restituire tessere di mosaici in cui i piani temporali si sovrappongono, si intersecano, si incontrano per poi di nuovo staccarsi, movimento in cui la scrittura si fa carico della inconsistenza e parzialità del tempo presente perché esso si da nel passato come traccia e tradizione e nel futuro come aspettativa e desiderio. La costruzione letteraria di queste strutture è arte per pochi poiché mobile, incerta, sempre sul crinale di ogni potenziale possibilità e apertura ed Enzo mostra, con disinvoltura e raffinatezza, le sue virtù di abilissimo “ri-costruttore”, storico e filosofo riuscendo a fare sintesi senza mai perdere di vista il seppur minimo dettaglio.

“Il tempo diviene tempo umano nella misura in cui è articolato in modo narrativo; per contro il racconto è significativo nella misura in cui disegna i tratti dell’esperienza temporale” diceva P. Ricouer e in questi racconti, Enzo, dà la prova e la misura delle sue capacità narrative e artistiche non tralasciando mai il dato esperienziale della sua personale e importante vicenda che, sottotraccia, lambisce il sentiero che lui percorre donando al lettore momenti di profonda riflessione oltreché di gioia e godimento della “buona letteratura”, oggi, sempre più rara e quindi tanto più preziosa.

Domenico Setola

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