È conosciuto per essere stato il primo poliziotto che con la sua squadra ha indagato sullo sversamento illegale di rifiuti speciali e tossici nei territori della Campania, che verranno poi indicati come terra dei fuochi.

Le indagini sono durate diversi anni  e sono state più volte ostacolate e lo stesso Mancini trasferito, perché chi fa bene il proprio dovere non viene sempre accettato e ben visto.

Il contatto ravvicinato con rifiuti tossici e radioattivi durante la sua attività investigativa lo ha portato a contrarre una grave malattia che lo ha portato alla morte.

Nel settembre 2014, in seguito a manifestazioni, petizioni e all’impegno di alcuni amici, della famiglia e di alcuni parlamentari, a Roberto Mancini viene finalmente riconosciuto lo status di “vittima del dovere” che certifica la connessione tra la malattia e il servizio prestato, riconoscendo il suo importantissimo lavoro e il sostegno alla sua famiglia.

Ha ottenuto nel 2010 l’onorificenza di Cavaliere al merito della Repubblica Italiana.

Medaglia d’oro al valor civile con la seguente iscrizione:

Per l’essersi prodigato, nell’ambito della lotta alle ecomafie, con straordinario senso del dovere ed eccezionale professionalità nell’attività investigativa per l’individuazione, nel territorio campano, di siti inquinati da rifiuti tossici illecitamente smaltiti. L’abnegazione e l’incessante impegno profuso, per molti anni, nello svolgimento delle indagini gli causavano una grave patologia che ne determinava prematuramente la morte. Mirabile esempio di spirito di servizio e di elette virtù civiche, spinti fino all’estremo sacrificio.

Articolo di: ANTONIO EGIONE SECONDARIA DI I GRADO “ANGELO MOZZILLO”, CLASSE II D